“Mr Peter, posso chiamarti papà?” – papà single adotta ragazzo abbandonato da famiglia naturale e adottiva

Per la maggior parte delle persone, l’infanzia è un periodo pieno d’amore e in cui si impara che cos’è il mondo grazie alla guida dei genitori.


Se riguardo alla mia infanzia, sono in grado di apprezzare tutto ciò che i miei genitori hanno fatto per me. Mi hanno ricoperto d’amore, si sono assicurati che fossi sempre al sicuro e che, indipendentemente da tutto, ci fosse sempre la mia famiglia a supportarmi.

Purtroppo però non è lo stesso per tutti i bambini. Questo perché alcuni nascono in famiglie in cui sono niente più che un ripensamento. Alcuni vengono anche maltrattati o addirittura peggio.


Come nel caso di un bambino di nome Anthony, abbandonato non solo dai suoi genitori naturali, ma anche da quelli adottivi. Fortunatamente però, ora Anthony ha un papà che lo ama. Ma la sua storia è piena di cambiamenti e, se non fosse stato per la compassione dell’uomo, sarebbe potuta finire in modo molto diverso.

Love What Matters

L’uomo in questione è Peter M, che ha raccontato a Love What Matters l’emozionante storia di come è diventato il padre di Anthony.


Come ha raccontato, Anthony è stato dato in affidamento quando era molto piccolo ed è stato adottato da una famiglia dell’Oklahoma quando aveva 4 anni. Purtroppo però, 6 anni dopo l’adozione, è stato portato in un ospedale del posto dove i suoi genitori lo hanno lasciato per non fare più ritorno.


“Non sono mai tornati a riprendere quel figlio che per anni li aveva chiamati mamma e papà. L’idea di famiglia è stata gettata nella spazzatura e il bambino è rimasto solo, abbandonato, impaurito ed emotivamente distrutto. La parte peggiore è che lui non sapeva se e quando sarebbero tornati a riprenderlo.”

“Per molte persone è impensabile che un genitore possa fare questo al proprio figlio, eppure quella non era la prima volta per loro. Perché si erano comportati esattamente allo stesso modo già un paio d’anni prima con l’altro loro figlio adottivo. Una cosa molto triste,” ha detto Peter a Love What Matters.

Love What Matters

Nel frattempo Peter aveva in affidamento due bambini di 4 e 10 anni. Ha detto che loro gli hanno cambiato il modo di vedere la vita e gli hanno insegnato tantissime lezioni sull’amore.


Peter ha detto: “Mi hanno davvero rapito il cuore. Ho sostenuto i bambini e i loro genitori al meglio delle mie capacità per tutti i 7 mesi in cui erano affidati a me. Questo finché il tribunale non ha stabilito che potevano tornare con i loro genitori.”

“Ho partecipato a tantissime ore di lezione per ottenere il mio ‘patentino’ di idoneità come genitore affidatario. Ma nessuno mi ha insegnato come dire addio a quei bambini che ormai possedevano gran parte del mio cuore. L’ora d’auto per tornare a casa è stata un mix di emozioni. L’idea che non li avrei mai più rivisti mi ha commosso. Ma poi ho pensato che erano tornati a vivere con i loro genitori naturali e ciò mi ha riempito di gioia.”


Pochi giorni dopo aver detto addio ai bambini, Peter ha ricevuto una chiamata: “Puoi accogliere un bambino di 11 anni solo per il weekend?”


L’uomo non credeva di avere le forze per prendersi cura di un altro bambino così presto.

“Ho spiegato subito che avevo bisogno di un altro po’ di tempo. Ma hanno continuato a chiamarmi finché non mi hanno convinto ad accoglierlo dicendomi che era solo per il weekend,” ha raccontato. “Lei riusciva sempre a convincermi che si trattava del bambino giusto al momento giusto, e caspita se aveva ragione, specialmente in quella situazione.”

Love What Matters

“Mi sono rifiutato di chiedere come mai fosse in affidamento perché non volevo di nuovo essere colpito al cuore. Mi sono detto che se lo avessero lasciato da me più delle due notti previste, mi sarei semplicemente rifiutato di farlo rimanere più a lungo.”


“L’assistente sociale è arrivata a casa mia alle 3 del mattino dopo aver guidato per due ore da un’altra contea. Purtroppo in Oklahoma ci sono pochissime famiglie affidatarie, perciò quando arrivano bambini per l’affido, gli assistenti sociali spesso sono costretti a portarli in altre contee. A questo si aggiunge il fatto che i bambini più grandi sono molto più difficili da sistemare.”


“Sono rimasto della mia idea di non chiedere come mai fosse in affido. Ero determinato a non affezionarmi ad altri bambini finché non mi sarei sentito pronto. Gli ho detto che poteva chiamarmi Mr Peter e, 20 minuti dopo il suo arrivo, lui mi ha chiesto se poteva chiamarmi papà. Cosa? Non sapevo neanche come facesse di cognome e lui mi chiedeva se potesse chiamarmi papà. Questa cosa non è tipica, anzi, spesso e volentieri i bambini in affidamento all’inizio ti ricordano che ‘Non sei mio padre e non lo sarai mai’. Ma lui no. Mi ha preso alla sprovvista e gli ho ricordato subito che sarebbe rimasto con me solo due giorni e quindi non era necessario chiamarmi papà.”


Arrivato il lunedì, Peter ha trovato il coraggio di chiedere come mai Anthony fosse in affidamento. E quando gli hanno detto che era stato abbandonato non una, ma due volte, lui è scoppiato a piangere.

“Ero completamente scioccato!” ha detto. “Non credevo alle mie orecchie. Ho iniziato a piangere di rabbia per ciò che quelle persone gli avevano fatto.”


Come detto da Love What Matters, ha continuato: “Non sapevo neppure si potesse fare una cosa del genere. In seguito ho scoperto che si chiama ‘adozione fallita’. La cosa mi ha spezzato il cuore. Perciò ho chiesto dove lo avrebbero portato e mi hanno detto che non aveva membri della famiglia da contattare e che in quel momento non c’erano famiglie affidatarie disponibili. Quindi una volta fuori da casa mia sarebbe andato dritto in una casa famiglia. Non avrei lasciato che accadesse per nulla al mondo.”

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“Non volevo che venisse di nuovo scartato. E poi lui voleva già chiamarmi papà. Ho chiesto all’assistente sociale di farmi avere i documenti di affido così che potessi iscriverlo a scuola già il giorno seguente. Lei mi ha chiesto almeno cento volte se facessi sul serio e abbiamo pianto entrambi lacrime di gioia. L’ho rassicurata in ogni modo possibile, ero pronto a farmi chiamare papà finché lui avesse voluto.”


“Il 12 novembre ho finalmente dato il mio cognome a quel ragazzino che ora è ufficialmente mio figlio. Questa è la fortuna più grande della mia vita. È stata un’avventura fantastica. Negli ultimi tre anni ho avuto in affido 11 bambini ed Anthony è sempre stato al mio fianco in questo. Inoltre, ha letto più di 500 libri negli ultimi 19 mesi e si è fatto tanti amici in parrocchia, a scuola e nella comunità affidataria. La sua positività, nonostante tutto ciò che ha passato, mi stupisce.”

Wow! Una storia commovente di affetto e amore. Siamo molto felici che ora Anthony abbia un papà.


Grazie Peter per tutto ciò che hai fatto.

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