Tweet about this on Twitter Pin on Pinterest Share on Facebook

Adolf Hitler non avrebbe mai voluto che queste 30 foto, sepolte dal fotografo ebreo, vedessero la luce

Quando i nazisti nel 1939 hanno invaso la Polonia, hanno riversato la loro tirannia sugli ebrei che vennero imprigionati e uccisi a milioni.

I nazisti speravano che la deumanizzazione sistematica e gli omicidi quotidiani degli ebrei di Hitler rimanessero nascosti al resto del mondo.

Hanno tentato di nascondere le tracce delle loro orribili attività così che nessuno scoprisse ciò che succedeva davvero nei campi di concentramento.

Il fotografo Henryk Ross però, si è rifiutato di lasciar passare inosservato l’olocausto.

Ha documentato segretamente il genocidio – nonostante rischiasse la vita scattando quelle foto.

Henryk Ross ha sepolto circa 6.000 negativi in un campo e quando è finita la guerra, è tornato lì a scavare per ritrovare tutto il dolore che aveva catturato, i nazisti che avevano imprigionato migliaia di ebrei che vivevano in condizioni di vita terribili.

La maggior parte delle persone erano sconvolte da quelle fotografie, ma molti di loro erano anche grati ad Henryk per averle scattate – perché mostrano una parte della nostra storia che non dimenticheremo mai.

Ecco le potenti fotografie:

“Falling in the streets from hunger”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Le foto di Ross, in mostra alla Galleria d’arte dell’Ontario, in Canada, mostrano la parte peggiore della realtà di Lodz, in cui Ross e la sua famiglia sono stati deportati per 4 anni insieme a più di altre 160.000 persone ebree polacche.

Tra le fotografie, molte mostrano la brutta verità del genocidio degli ebrei. Corpi accatastati e bambini in cerca di cibo, altre invece l’incredibile resistenza di coloro intrappolati nella morsa del terrore nazista.

“Skulls and bones on ground”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Henryk Ross prima della guerra lavorava come fotografo sportivo e dopo che venne creato il quartiere ebraico di Lodz, gli venne “assegnato” il compito di scattare foto identificative e di propaganda delle fabbriche.

Il ruolo serviva come copertura perfetta per Ross, che segretamente scattava tantissime foto del quartiere.

“Three ghetto residents”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Prima di morire nel 1991, ha rivelato di aver conservato molte di quelle fotografie.

“Ho sepolto i miei negativi nella terra in modo che potesse esserci qualche prova di questa tragedia… mi aspettavo la totale distruzione degli ebrei polacchi. Volevo lasciare una memoria storica del nostro martirio.”

“Old woman in shawl eating out of pail”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Quando Ross non lavorava per il regime nazista, scattava foto attraverso i buchi nelle pareti e tra le pieghe della sua giacca, nelle retrovie in cui nessuno poteva vederlo.

“Two elderly men with ghetto official reading document in office”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Ross ha rischiato la sua vita e quella della sua famiglia scattando quelle foto.

“In the hospital nursery”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Ha spiegato: “Avendo una macchina fotografica ufficiale, sono riuscito a catturare tutto il periodo più tragico del quartiere ebraico di Lodz. L’ho fatto sapendo che se mi avessero preso, io e la mia famiglia saremmo stati torturati e uccisi.”

“Deportation of ghetto children”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Le condizioni nel quartiere erano terribili. Zone enormi non avevano né acqua corrente né fognature.

Più del 20% dei residenti morirono a causa delle scarse condizioni di vita.

“Starving violinist on the street”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

I quartieri come quello di Lodz rendevano più facile al regime controllare gli ebrei, prendevano le loro proprietà e li costringevano a lavorare.

Gli ebrei tedeschi venivano spediti nei quartieri ebraici di Polonia, Lettonia, Lituania e le persone arrestate in Austria venivano mandate ad est.

“Residents leaving building to cross plank on street”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Il quartiere ebraico di Lodz era diviso in tre parti ed era circondato da recinti e muri di filo spinato.

“Jewish policeman celebrating with friends”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Dopo la liberazione di Lodz, Ross ha dissotterrato la sua scatola di negativi e recuperato il suo archivio.

Ora le foto, sgranate e in bianco e nero, servono come promemoria di ciò che può veramente succedere quando non proteggiamo i diritti delle persone.

“A corpse is taken away”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Ross ha detto della foto qui sopra: “C’era una società della sepoltura. All’inizio prendevano per la sepoltura due o tre vittime della fame, ma in seguito, quando il numero è salito a 120, è diventato necessario costruire carri speciali per il trasporto di cadaveri. Ho visto intere famiglie, scheletri di persone, che morivano insieme ai loro bambini.”

“Five children sitting on floor and eating”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Oltre tutte le cose terribili mostrate in queste foto, esse trasportano anche un messaggio di forza e speranza umana. Perché tra tutte queste foto ci sono anche foto di famiglie che celebrano la nascita dei loro figli, matrimoni e altri piccoli momenti di felicità che avvenivano occasionalmente nel quartiere.

“Woman with a newborn”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Stando alla galleria, “La collezione Henryk Ross del quartiere ebraico di Lodz è una raccolta unica di circa 3.000 negativi da 35 mm di nitrato di cellulosa, stampe vintage, arte grafica, poster e cartoline personali. Sono testimoni del potenziale dell’arte di essere sia un atto di resistenza che di memoria.”

“Portrait of the bride and groom, looking at one another, at their wedding in the ghetto”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Quando il quartiere ebraico di Lodz è stato chiuso, Ross ha sepolto la sua collezione di negativi in una scatola di ferro.

“Ghetto residents held for deportation”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Quando nel marzo del 1945 l’ha dissotterrata, ha scoperto che molti negativi erano stati rovinati dall’acqua.

Le linee e le chiazze che vedete in queste foto ne sono il risultato.

“View from behind of residents with sacks heading for deportation”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Nel gennaio del 1945, l’Armata Rossa si è diretta verso Lodz per liberare i suoi prigionieri. Non molti di loro però erano ancora vivi e vivevano nel quartiere.

Nell’agosto dell’anno prima, la maggior parte dei residenti del quartiere ebraico era stata inviata ad Auschwitz.

“Residents digging in the ruins of the synagogue on Wolborska Street, destroyed by the Germans in 1939”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Coloro che erano rimasti lì si erano nascosti.

Quando il 19 gennaio 1945 l’Armata Rossa ha liberato i prigionieri, ne erano rimasti solo 877.

“Portrait of Stefania Schoenberg”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Henryk Ross e sua moglie Stefania erano tra loro.

Si erano sposati lì come molte altre coppie.

“Portrait of a couple in the ghetto; woman wearing a veil”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Queste persone coraggiose si sono rifiutate di essere schiacciate dal regime razzista.

Invece, si sono supportati l’un l’altro e hanno condiviso momenti di felicità, qualcosa che Ross era riuscito ad immortalare nelle sue foto.

“Portrait of four men”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

L’intera collezione di Henryk Ross è stata donata alla Galleria d’arte dell’Ontario dagli archivi del conflitto moderno nel 2007.

“Portrait of two girls”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Nonostante le sue foto mostrino estrema crudeltà e sofferenza umana, c’è sempre dignità in tutti coloro che sono stati ritratti.

“Portrait of two girls”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Come in questa foto di due bambine che probabilmente sono amiche del cuore.

“Young boy pulling cart with belongings through the ghetto in winter”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Immediatamente dopo la presa di Lodz da parte dei tedeschi, la maggior parte degli assetti finanziari dei residenti sono stati confiscati.

Gli ebrei non potevano possedere macchine né radio e non gli era permesso di viaggiare sui mezzi pubblici.

“Two men sitting on street”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Lodz ha una storia particolarmente memorabile dato che è stata isolata dal resto del mondo ed era vicino a Chelmno, il primo centro per uccidere gli ebrei con il gas.

“Mother and father with a baby”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Solo circa 10.000 persone entrate a Lodz sono sopravvissute alla guerra.

Prima Lodz era conosciuta per le industrie tessili e i suoi residenti hanno tentato di utilizzare la loro etica del lavoro a loro vantaggio nella loro lotta per la sopravvivenza.

“Portrait of family of three”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Quella etica del lavoro ha caratterizzato anche Ross, costretto a scattare fotografie di propaganda.

Nonostante molte delle foto segrete di Ross fossero danneggiate, sono sopravvissuti circa 3.000 negativi.

“Man and child making exchange through barbed wire fence”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Oggi rappresentano la più grande collezione conosciuta che documenti l’olocausto e i quartieri ebraici – tutte scattate da un unico fotografo ebreo.

È l’inquietante ricordo di uno dei peggiori crimini nella storia dell’umanità.

“Ghetto policeman’s family: mother and child”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Adolf Hitler e i nazisti non volevano che vedessimo ciò che stavano facendo.

Non volevano mostrare la crudeltà, l’eliminazione sistematica di milioni di persone.

Henryk Ross però ha lavorato sodo per fare in modo che la verità venisse a galla.

“Henryk Ross and Stefania Schoenberg’s wedding in the ghetto”, 1940-1944, Art Gallery of Ontario

Le importantissime fotografie di Ross mostrano che dobbiamo fare in modo che non succeda mai più.

Sono anche un tributo al potere degli esseri umani quando non hanno nulla a parte loro stessi.

Per favore condividi questa storia così che tutti possano vedere queste potenti fotografie!